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FRIENDLYPETS ASD

FRIENDLYPETS ASD è un’associazione riconosciuta dal Coni ed affiliata alla Federazione Italiana Sport Cinofili (FISC) e Centro Sportivo Educativo Nazionale (CSEN).

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Tricks

Tricks: trucchi per insegnare al cane giocando

Trucchi, giochi, esercizi.. chiamateli come volete, ma in realtà cosa sono e a cosa servono i tricks? Ve lo spiega Edoardo, uno degli educatori del nostro Centro Cinofilo Friendlypets!

Cosa sono i tricks?

‘Tricks’ è una parola inglese, dal suono simpatico che letteralmente vuol dire TRUCCO, ma anche inganno o stratagemma.
Nel mio concetto di ‘tricks’ mi piace associare alla parola trucco (forse il significato più vicino allo scopo dei nostri esercizi) la parola stratagemma perché è proprio attraverso uno stratagemma mentale che il nostro amico a 4 zampe apprende l’esercizio.
Si sa, il cane ha numerosi modi di apprendere: istintivo, intuitivo, autoapprendimento, sociale, per assuefazione, per imitazione, cognitivo, associativo, discriminativo, modellaggio o shaping, latente, sensibilizzazione e per insight  (se ne ho scordato qualcuno, chiedo venia), ma una cosa che mi ha sempre colpito è che il cane  impara questi simpatici giochi attraverso l’apprendimento di schemi mentali e schemi motori che fanno sì che questi giochi una volta imparati, anche se non costantemente rinfrescati (a volte passa davvero parecchio tempo), siamo comunque ricordati dal cane.

Cosa servono i tricks?

Adoro i Tricks. I miei cani li adorano. Mi piace vedere nei loro sguardi la sensazione di appagamento e soddisfazione che provano nel fare questi giochi insieme.
Giochi basati sul rinforzo positivo che, oltre a produrre e consolidare relazione con il nostro cane, lo aiutano ad avere consapevolezza del proprio corpo e ad acquisire competenze sullo spazio e l’ambiente che lo circondano e su sé stessi.
Sono anche un ottimo diversivo per tenerli occupati quando le condizioni meteo non sono a nostro favore per diversi giorni, nelle giornate uggiose e di pioggia aiutano il nostro peloso ad evitare noia e stress. Far lavorare di testa il nostro cane è importantissimo: il processo mentale richiesto, anche nell’apprendimento dei giochi più semplici , per un cane alle prime armi con queste attività è davvero faticoso.

Un aiuto non solo per i cani

Un altro punto di forza, la definirei una risorsa da non sottovalutare, è che queste attività di puro apprendimento sono anche un ottimo punto di osservazione per noi proprietari. Mi spiego meglio!
In queste sessioni, tendenzialmente ludiche per un proprietario comune, l’opportunità di un lavoro a stretto contatto ci permette di osservare la comunicazione visiva interspecifica.
Capiamo cosa il nostro cane ci dice attraverso il suo corpo e l’intesa con lui diventa quasi simultanea. Non ci credete? Insegnatene qualcuno al vostro amico a 4 zampe e vedrete se non vi farà capire cosa gli piace, cosa non gli piace, cosa trova difficile a fare, quando non vi capisce…
   
Un semplice “TOCCA MANO”, ad esempio è strutturato con più sessioni di lavoro, a volte anche con tecniche di apprendimento differenti, tutto dipende dal binomio.

Ad Hashtag (il mio Border Collie) l’ho insegnato con l’utilizzo di Clicker e Shaping (modellaggio); oppure, il ROTOLA”, il “MORTO” ( ovvio per scherzo), “ORSETTO”, “SALTA IN BRACCIO”, “RACCOGLI I GIOCHI”…⠀

Perché usare un trick

Vi chiederete perché mi piace interagire in questo modo con i miei cani?
Mi piace sentirli su di me nello spirito e nell’attenzione. Sanno che le attività proposte sono divertenti e con questi esercizi hanno un atteggiamento propositivo verso le attività che propongo oltre che a sviluppare sempre un maggiore autocontrollo.
Altro ambito, in cui ritrovo l’utilità di questi giochini è lo sport: le uso come ingaggio, come target e come propedeutici ad alcuni esercizi nelle discipline che pratico.
Non perdete mai la voglia di costruire qualcosa insieme al vostro cane, ogni attività che farete insieme renderà la vostra relazione più forte e unica.

L’utilità nella vita di tutti i giorni

Avrete su di voi un’attenzione quasi esclusiva da parte del vostro cane. Non ci saranno più cani, gatti, gabbiani, persone… che siano ai suoi occhi più interessanti di voi.  Non esisterà un richiamo che non sia ascoltato!⠀

Buon divertimento!⠀
Edo⠀
Le foto nell’articolo sono state scattate durante l’evento “Ne sai uno più di Numa” svolto a inizio agosto presso il nostro Centro Cinofilo per insegnare ai nostri soci e tesserati qualche piccolo trucco (tricks) per ottenere l’attenzione del cane.
Vai nella sezione eventi per sapere tutte le nostre prossime attività!

Un ironico allenamento

Curiosi di sapere come si allena un’ atleta di Obedience? Elena Meda ci racconta, in questo simpatico racconto, una sua tipica mattina di allenamento!

“Sono le 5 del mattino, non è ancora suonata la sveglia, eppure il mio cane chiede di uscire, probabilmente deve fare due ettolitri di pipì… E invece no! Mi chiama perché sa!

Lui sa, sa che avevo messo la sveglia alle 6 per allenarlo… Però anticipa, lui anticipa tutto, sa e anticipa. Ecco cosa vuol dire vivere con un cane intelligente, più intelligente di te!

Fingo di dormire, ma come ho già detto lui sa che fingo, sa che sono sveglia, quindi si lancia nel letto a leccarmi la faccia e darmi simpatiche zampate sugli occhi. Ok mi alzo!

Mi metto le scarpe e poi indosso LUI: il gilet da addestramento!

Ogni sportivo gli da un nome per quanto lo ama e lo venera. Bisogna dare del lei al gilet: costa come una Ferrari ed è il capo più fashion e fondamentale in addestramento.

E lo sapete perché? Nel gilet si nasconde di tutto:

giochi, premi, soldi, telefono, le lasagne della nonna, il cinese del negozio cinese nel quale hai comprato la pallina tarocca per risparmiare, perché avevi speso tutti i soldi per il gilet. Insomma nel gilet c’è tutto il suo mondo e il cane lo sa!

Quando ti vede indossarlo i suoi occhi impazziscono, prova a trattenersi perché è addestrato bene, ma poi non resiste e salta, abbaia e festeggia come un pazzo.

Ok usciamo!

A fatica prendo il borsone d’addestramento, indispensabile e magico come la borsa di Mary Poppins, ma più capiente, più grosso, più pesante e pieno di giochi!

C’è il gioco lungo, quello corto, quello di pelo vero, quello di pelo finto, quello colorato, quello con colori neutri, quello economico, quello morbido, quello duro, quello in pile, quello ricamato con il nome, quello vecchio e sporco e quello rosa (che non si sa perché ma uno rosa lo abbiamo tutti).

Ovviamente ognuno ha il suo gemello indispensabile per lo scambio: una coppia per ogni gioco. Il problema è trovarli quelli uguali quando ti servono, perché cerchi il gioco marrone di pelo di capra di montagna, uguale a quello che hai in mano, ma non lo trovi e provi a imbrogliare il cane scambiandolo con quello color sabbia fatto di pelo di canguro. Ma lui si offende e non gioca più!

Dentro la borsa ci sono anche le palline, tante, tantissime anche queste di forme, colori e materiali diversi e anche queste sono tutte a coppie, proprio come i calzini quando escono dalla lavatrice!

Poi ci sono una serie infinita di coni, coppette, riporti e guinzagli di mille colori.

Ogni giorno puoi decidere se è la giornata del verde fluo oppure del blu cobalto e se il giallo paglierino dei riporti si abbina bene al box zebrato o se è meglio usare quelli giallo canarino.

Oddio mi sale l’ansia! E se in gara trovassi la coppetta con diamanti incastonati e con il riflesso del sole sul diamante il mio cane confondesse il blu cobalto con il giallo canarino? Devo assolutamente averla per il prossimo allenamento!

Campo montato, adesso riscaldamento!

allenamento

Prendiamo la scheda della fisioterapista ed iniziamo:

5 minuti di trotto, ma attenzione non galoppo;
Fatto.
3 passaggi sui cavalletti, altezza due mele o poco più;
Fatto.
4 giri intorno all’albero;
Fatto.
Fatto sia in senso orario che antiorario?
Sì giuro fatto.
Fatto anche all’indietro?
Sì sì giuro.
Fatto anche su tre zampe mentre porti un bicchiere sul naso?
Eehmm non esageriamo dai..
Ok fai un salto
Fanne un altro,
Fai la giravolta,
Falla un’altra volta,
Guarda in su,
Guarda in giù,
Dai in bacio a chi vuoi tu… mi sa che nel gilet c’era finita la filastrocca di mio figlio!

Siamo pronti, iniziamo con gli esercizi di concentrazione.

“Oddio cè una farfalla che passa”.

Ho detto concentrazione.

“O che bello quella nuvola sembra un tacchino!”

Ho detto CONCENTRAZIONE, Jump Jump Jump, Spin Spin Spin, Spin Jump Spin Twist.

allenamento

Ora tocca agli esercizi di spinta, però non troppo spinti, perché se spingi troppo poi ti strappi i muscoli, quindi spingi, ma non spingere, mi raccomando.

Ma lui non ascolta, vuole correre come un pazzo, spinge, salta, curva a cento all’ora e ad ogni falcata rabbrividisco pensando al conto dell’ortopedico.

E dopo, 12 box da 40 metri, 20 riporti da 50 metri, 77 richiami da 200 metri, non gli basta mai, lui vuole fare, si annoia a prestare attenzione a non muovere di un millimetro la zampa posteriore sinistra quando gli chiedi di alzarsi in piedi stando fermo.

Guardo l’orologio, sono già le 7 e devo andare al lavoro, l’allenamento sta giungendo al termine.

Ho preparato il mega jackpot per l’ultimo esercizio: 2 chili di formaggio di malga affumicato, la pallina quella viola con le zampine che gli piace tanto e l’orecchio essicato di coniglio con il pelo.

“Pronto? Seduto!” E lui rimane a guardarti, come non avesse mai sentito questa parola in vita sua, riprovo: “SEDUTO!”, non si muove e inizia una lotta psicologica come quella tra il sequestratore e il negoziatore.

Forse sbaglia di proposito, non vuole finire l’allenamento e tu ti mangi le mani per non esserti fermato quel minuto prima, quando tutto andava bene.

“Dai ti prego fai giusto che è tardi: seeeeeeeedddduuuuuuuutttooooo”

Fatto, così finalmente terminiamo l’allenamento, anzi no dimenticavo il defaticamento.

Via con il guinzaglio a camminare, a fare i passi laterali, i passi indietro, i passi avanti, una mano alla cintura, il movimento sexy…ah no! Quella è un altra cosa!!!

Bene approfittiamo per fare anche la passeggiata per i bisogni così poi ti lascio a casa a riposare…o a distruggerla.

allenamento

Ora vi saluto e saluto anche lui, vado al lavoro così posso guadagnare soldi per comprarmi un altro gilet!

Elena Meda

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lutto cane

Lutto per il proprio cane: come affrontarlo

Sono sempre più numerose le famiglie che accolgono nella loro casa un animale domestico, di qualunque tipo, non solo a quattro zampe.

L’amore incondizionato che gli animali sanno donare supera di gran lunga quello che sappiamo dare noi esseri umani.

Gli animali domestici ci permettono di attingere a una varietà di emozioni che spesso neghiamo ad altri esseri umani: empatia, accettazione, accoglienza, tolleranza, tenerezza e cura.

Non possiamo poi trascurare il ruolo fondamentale che ricoprono negli interventi assistiti rivolti a persone con disabilità o alla forza motivazionale che rappresentano per molti anziani soli. 

Perdere un pet è come perdere un familiare

Data l’intensità del coinvolgimento profuso nell’accudimento del proprio animale domestico, risulta facilmente intuibile quanta sofferenza si provi al momento in cui si debba dirgli addio, indipendentemente da quanto tempo l’animale abbia trascorso con noi.

Sono sempre più numerose le persone che provano un’immensa tristezza mista a vera e propria disperazione quando  il loro animale d’affezione li lascia, la loro reazione è molto simile a quella che proverebbero se perdessero un familiare.

Molte di queste persone vivono in modo conflittuale questi sentimenti come se fossero legittimi solo se provati dai bambini o se sentiti nei confronti di una persona.

Nonostante questa resistenza ai sentimenti provati, le persone continuano a stare male e sentono che “è proprio come se avessero perso una persona cara”, ma non ne capiscono il perché. 

Allora perché facciamo ancora così tanta fatica a permetterci di piangere e di essere in lutto per la perdita di un animale che abbiamo amato come membro della famiglia e che ci ha amato incondizionatamente? 

Che cos’è il lutto?

Per trovare risposta dobbiamo partire dalla definizione di lutto, che è “quello stato psicologico conseguente alla perdita di un oggetto significativo che ha fatto parte integrante dell’esistenza.

Si caratterizza per la presenza di uno stato di sofferenza intima spesso imponente , che fa seguito al decesso del congiunto”. 

Il lutto inoltre è una sofferenza condivisa con qualcun altro e se non c’è una comunità non ci può essere lutto.

Grief e lutto: le differenze

Per grief si intende invece la sofferenza provata, senza che sia necessariamente condivisa e riconosciuta.

Esistono infatti i cosiddetti disenfranchised grief (K. Doka, ) cioè “i lutti delegittimati” ossia quei lutti per i quali non è legittimo, non si è autorizzati a provare dolore, tra i quali troviamo il pet grief.

Cerchiamo dunque di capire quando le persone sviluppano un pet grief.

Le persone possono sviluppare tre modelli di relazione con il proprio pet: umanistica, nella quale avviene una parificazione con l’uomo;  protezionistica, caratterizzata da subalternità e tutela;  dominante, caratterizzata da dominazione e uso.

Il lutto si sviluppa quando sono state sviluppate le prime due relazioni, cioè laddove l’animale è vissuto come membro della famiglia e la relazione di attaccamento è come quella instaurata con le persone (I. Testoni, 2019).  

La teoria dell’attaccamento

Secondo la teoria dell’attaccamento (Bowlby) gli esseri umani sono evoluti come esseri sociali la cui lunga dipendenza dai caregiver li predispone a legami di attaccamento profondamente radicati non solo nell’infanzia ma anche successivamente lungo il corso della vita.

Forme basilari di attaccamento sono osservabili anche in altre specie, soprattutto nei mammiferi, in particolare negli altri primati.

Il sistema comportamentale dell’attaccamento risponde a due funzioni fondamentali :

  1. essere un rifugio sicuro qualora si verifichino situazioni minacciose;
  2. essere una base sicura per esplorare il mondo .

La rottura dell’attaccamento a causa della perdita di una relazione in grado di accrescere sicurezza, produce stress da separazione (separation distress) che scatena i sintomi caratteristici del lutto. 

Da queste considerazioni possiamo allora comprendere perché perdere il nostro pet ci crea tanta sofferenza e tanto dolore.  

L’opinione altrui influenza il nostro dolore

Da un lato l’uomo ha sviluppato una relazione di attaccamento anche con gli animali, vivendoli a tutti gli effetti come un membro della famiglia.

Dall’altro sono ancora molto diffusi gli stereotipi secondo i quali chi crea legami molto stretti con i propri animali è una persona strana e problematica, oppure che un forte attaccamento è sintomatico. 

E’ un dato di fatto che il lutto per una persona è accolto e compreso da tutti coloro che ci circondano, intimi o meno che siano, mentre un lutto provato per un animale non sarà compreso e consolato da tutti.  

Spesso l’incomprensione e la ridicolizzazione manifestate dagli altri o la paura del loro giudizio ci portano a bloccare l’espressione del nostro dolore. Ci sentiamo ridicoli, infantili, inadeguati.

Risulta allora facilmente comprensibile perché alcuni lutti da pet siano complicati:

sono dolori che non possono essere espressi, non trovano parola, non possono essere gridati e condivisi; quel dolore soffocato crea una ferita difficilmente rimarginabile senza un aiuto esterno.

In particolare nei casi di eutanasia, relazione problematica con il veterinario o perdita improvvisa aumenta la probabilità di sviluppare un lutto non risolto, situazione che può essere affrontata con l’aiuto dell’esperto. 

Infine dobbiamo considerare che gli effetti della morte di un animale coinvolgono anche i professionisti che se ne sono presi cura.

Veterinari, infermieri veterinari, educatori cinofili, dog-sitter, operatori coinvolti negli interventi assistiti con gli animali (IAA) o nella terapia con gli animali (TAA),  sono a tutti gli effetti definiti second victim.

Legittimare il lutto attraverso il rispetto

È necessario che sempre più persone trovino il coraggio e la forza di esprimere e vivere liberamente il dolore per la morte del proprio pet, senza vergognarsi e senza preoccuparsi delle opinioni altrui.

L’unico modo che abbiamo per iniziare a legittimare questo lutto è rispettandolo.

Se inizieremo a riconoscerlo, a tollerarlo e a esprimerlo, riusciremo allora a riconoscere davvero il ruolo fondamentale e unico che gli animali domestici rivestono per bambini, adulti, anziani.

Ricordandoci di tutto quello che hanno fatto per noi non ci saranno dubbi sul fatto che piangere e provare dolore per la loro perdita sia il giusto modo per ricordarli e onorarli.

 

Mirone Sara

Psicologa-Psicoterapeuta sistemico-relazionale

libri per ragazzi

Libri sui cani: 8 proposte per ragazzi

Avete mai fatto un giro tra le corsie di una biblioteca, nel settore per ragazzi?
Non so se anche voi durante l’estate, da bambini, o in qualità di genitori, vi recavate alla Biblioteca Bettoni di Portogruaro per scegliere qualche libro da leggere.
Quello che di solito attirava maggiormente l’attenzione era la copertina, con quelle belle illustrazioni colorate che fanno talmente tanto immedesimare nel protagonista da spingere a scegliere proprio quel racconto.
Abbiamo chiesto a Marzia, componente del direttivo del nostro Centro Cinofilo, di darci qualche suggerimento a proposito di libri per ragazzi, perciò lasciamo a lei la tastiera e partiamo per un viaggio nel mondo della letteratura per ragazzi!

Libri sui cani per ragazzi: i consigli di Marzia

Quando si pensa ad un cane o ad un lupo nella letteratura per ragazzi, subito davanti a noi appare l’immagine di un cane o di un lupo appartenuto a qualche fiaba o a qualche film, come Cappuccetto rosso, I tre porcellini, 8 cuccioli da salvare, Lassie

Tra le corsie della biblioteca, scorrendo lo sguardo tra gli scaffali si viene catturati da alcuni libri per ragazzi che parlano di loro: dei cani. Ce ne sono alcuni che sono davvero molto belli e che troverete anche in biblioteca a Portogruaro.

Vi lascio qui di seguito alcuni titoli interessanti.

Racconti sui cani per i più piccoli

 

ATTENTI ALLE RAGAZZE di T. BlundellAttenti alle Ragazze


Una rivisitazione ironica e divertente della classica storia di “Cappuccetto Rosso”. Una ragazzina sveglia e intraprendente che non ha alcuna intenzione di essere il prossimo pasto di un lupo bizzarro.

 

 

 

 

aiuto arriva il lupo libri per ragazziATTENTI AL LUPO di C. Ramadier

Per giocare e divertirsi insieme seguendo le pagine di un libro in movimento.

 

 

 

 

 

 

 

libro caneLIBRO CANE di L. Clerici

Il mondo del cane visto con la semplicità degli occhi dei più piccoli

 

 

 

 

Libri per ragazzini all’insegna di un’estate di avventura con i vostri amici a 4 zampe

 

nebbia libro per ragazzi sui lupiNEBBIA di Marta Palazzesi

Ambientato in una Londra alla fine del 1800.

Protagonista Clay tredicenne che per sopravvivere cerca nelle sponde del Tamigi oggetti da rivendere e Nebbia un lupo prigioniero di un circo.

L’incontro fulminante tra i due spingerà Clay a non darsi pace finché non riuscirà a ridare a Nebbia la sua libertà.

 

 

Toto e il mago di oz libri sui cani per i ragazziTOTO E IL MAGO DI OZ di M. Morpurgo

Vi ricordate la storia del Mago di OZ?

Che ne dite se a raccontarla questa volta é il cane Toto FIDO compagno di Dorothy. Dar voce a  Toto significa darla al personaggio  più piccolo del gruppo di personaggi che ben conosciamo (Dorothy, lo Spaventapasseri, l’Uomo di Latta, il Leone… e lo stesso mago), e raccontare l’avventura “a misura di bambino”.

 

le parole di mio padre libro per ragazziLE PAROLE DI MIO PADRE di P. di Mac LACHLAN

La morte di un papà. Due ragazzini orfani. Un vuoto incolmabile. Un rifugio per cani abbandonati e il volontariato.

Tristezza e speranza in un romanzo di generosità e amicizia con qualche colpo di scena mozzafiato

 

 

 

Che bravo cane libro per ragazziCHE BRAVO CANE di M. Rosoff

Una mamma che si licenzia da mamma.

Un cane che adotta una famiglia problematica sapendo che adottarlo avrebbe richiesto pazienza, disciplina e duro lavoro.

 

 

 

 

I ridarelli libri sui cani per ragazziI RIDARELLI ROVER E IL PUPO BELLI GROSSO di R. Doyle

Seguito del IL TRATTAMENTO RIDARELLI Rover è diventato il più  famoso cane d’affari e, assistito dal nipote Messi, consegna la cacca per i Ridarelli.

Vi chiederete cos’è famoso “Trattamento Ridarelli”? Beh, quando un adulto é cattivo con un bambino lo scoprirà perché interverranno loro. Sembra una giornata di lavoro come tante per Rover e Messi, ma un’emergenza sconvolge tutti i loro piani….

Buona lettura!

Marzia

olfatto cane

Olfatto: se ti annuso ti capisco!

Perché l’olfatto è un senso importante? Che differenza c’è tra olfatto umano e canino? Andrea Conventi, Presidente ed educatore del nostro Centro Cinofilo, prendendo spunto da un articolo pubblicato dall’Università degli Studi di Napoli, fa una “riflessione a voce alta” sulla comunicazione non verbale e sulla differenza di percezione degli odori tra uomo e cane.

L’olfatto umano e la percezione delle emozioni

L’essere umano è un animale, e come tale, ha mantenuto nel tempo alcune connotazioni archetipiche che lo spingono a comportarsi, a seconda della situazione che vive, in determinati modi.

Una di queste caratteristiche è la comunicazione, attraverso l’odore della pelle, di alcune emozioni come ad esempio felicità,  paura, tensione, tristezza…

Questa chimica degli odori è responsabile della percezione olfattiva inconscia delle emozioni, infatti queste sostanze rilasciate attraverso il sudore segnalano stato d’animo stiamo provando.

Riflettiamoci un attimo. Si  potrebbe  affermare che all’olfatto umano, almeno consapevolmente, questa forma di  comunicazione emotiva sia impercettibile, non lo è  invece per il nostro cane.

La percezione dell’olfatto canino

L’olfatto del cane comprende esattamente il nostro stato emozionale in essere e, cosa interessante, è che questa comprensione lo porti ad attuare  una risposta comportamentale conseguente.

Quando iniziamo un percorso educativo, avere questa consapevolezza è importante.

Se in determinate situazioni proviamo ansia, paura, insicurezza… dobbiamo ricordare che trasmetteremo gli stessi stati emozionali al nostro amico peloso.

L’olfatto per il cane è comunicazione

Lui ascolta noi attraverso il nostro sudore e noi possiamo ascoltare lui  attraverso il linguaggio verbale (tipo di abbaio, ringhio…)  o osservandone il linguaggio metaverbale (la gestualità del corpo, tremore, tensione…), cercando di comprendere appieno come trasmettere sicurezza e rilassatezza.

Ecco perché è fondamentale fare squadra con il nostro cane!

antiparassitari quali scegliere?

Antiparassitari: quali scegliere?

Oggi abbiamo chiesto al nostro Dottor Tommaso Maronese, Medico Veterinario, di aiutarci a comprendere meglio quali sono i parassiti che possono attaccare i nostri amici a 4 zampe e con quali antiparassitari difenderli.

Doc, a te la parola!

È scoppiata la primavera e ora, con l’allentamento delle restrizioni imposte per contrastare la diffusione del nuovo Coronavirus, possiamo uscire liberamente assieme ai nostri amici a quattro zampe.

È però importante proteggere il nostro cane adeguatamente contro i parassiti, sia che escano o rimangano nel nostro giardino.

Esistono in commercio tantissimi prodotti pensati per la protezione del cane dall’attacco da parte di parassiti esterni (ectoparassiti) e interni (endoparassiti).

Come scegliere tra tutte le possibilità quella che fa al caso del nostro cane?

Innanzitutto potete chiedere consiglio al vostro Medico Veterinario, che conosce meglio di tutti il vostro pet e in base alle sue caratteristiche saprà indicarvi al meglio l’antiparassitario più adatto.

Ma facciamo un po’ di chiarezza in questa moltitudine di opportunità.

Per prima cosa dobbiamo precisare contro cosa dobbiamo proteggere il nostro cane.

Oltre alle ben conosciute pulci e zecche, dobbiamo evitare che venga punto da tutti quegli insetti volanti che pungo l’animale tra cui zanzare, flebotomi e mosche, i quali possono trasmettere malattie quali Filaria e Leishmania. 

Ma quali opzioni ci sono in commercio?

Soluzioni Spot on

Con questo termine si indica un prodotto attivo solo contro i parassiti esterni che possono colpire i nostri amici animali, come ad esempio le pulci, le zecche e gli insetti volanti.

Si tratta di gocce contenute in fialette o pipette da applicare sulla pelle del nostro cane.

Anche se alcuni possono venire assorbiti in diversa quota, i principi attivi di un antiparassitario spot-on solitamente non entrano in circolo nel sangue, ma rimangono sulla cute e i parassiti muoiono venendo a contatto con quest’ultima.

Solitamente le soluzioni cutanee si legano e distribuiscono attraverso la parte sebacea della cute, quindi è importante applicare la soluzione distante dal lavaggio dell’animale (soprattutto se effettuato con detergenti che vanno a togliere la parte lipidica cutanea) e aspettare la scadenza dell’effetto prima di lavare l’animale nuovamente.

Collare

I collari hanno una durata maggiore rispetto alle soluzioni spot-on.

La loro innovazione è quella di contenere l’antiparassitario all’interno della loro struttura e liberarlo gradualmente nel corso della durata del collare mantenendo la concentrazione del prodotto presente su cane costante.

Solitamente sono idrorepellenti e sicuri da usare ma bisogna prestare attenzione che i bambini e i gatti non li mastichino o lecchino.

Da controllare sempre contro quali parassiti agiscono e la durata della protezione contro ogni parassita, perché può variare tra una specie e l’altra.

Compresse

Gli antiparassitari di nuova generazione comprendono le pastiglie per via orale.

Una volta ingeriti e assorbiti a livello gastrointestinale vengono distribuiti attraverso il circolo sanguigno alla cute. Eliminano in maniera efficacie i parassiti esterni al momento del pasto di sangue ma non hanno un effetto repellente.

Hanno una durata variabile dalle 4 settimane ai 3 mesi e non necessitano un’attenzione nel momento del lavaggio del cane e del contatto con bambini e altri animali presenti in casa.

Filaria e Leishmania

Proteggere il nostro cane dai parassiti esterni, come le zanzare e i flebotomi, non esclude la profilassi di malattie come la Filaria e la Leishmania!

A questo riguardo vorrei precisare l’importanza della profilassi contro la dirofilariosi canina.

Definita volgarmente filaria è endemica nelle nostre zone ed è possibile contrastare con le pastiglie mensili oppure con la profilassi annuale mediante iniezione.

La prima opzione prevede la somministrazione ogni 30 giorni di una pastiglia o un bocconcino al proprio cane al fine di eliminare dal circolo le eventuali micro-filarie che sono state trasmesse dalla puntuta di zanzara nel mese precedente alla somministrazione.

La seconda opzione prevede invece l’inoculazione da parte del vostro veterinario di un prodotto che prevede l’eliminazione di tutte le micro-filarie per una durata annuale. 

Il vostro veterinario saprà consigliarvi al meglio nella scelta più adeguata al vostro cane e a voi proprietari.

Raccomandazioni

Attenzione a non mettere mai un prodotto antiparassitario formulato per il cane ad un gatto!

Questi animali non tollerano questi principi attivi e possono andare incontro a gravi reazioni neurologiche che possono avere anche esito nefasto!

Itinerario Rizzios - Grea

“Traversata del Cadore”: itinerario a 6 zampe

Dopo questi mesi di reclusione forzata, la voglia di ricominciare è tanta.

Qualcuno dice che non sarà più come prima, altri sostengono il contrario, ma quello che accomuna tutti noi è la voglia di ritrovare la libertà.

La strada è ancora lunga e probabilmente non così semplice come può sembrare, ma un passo alla volta ce la faremo e anche se le restrizioni ci sono ancora, possiamo già cominciare a pensare a qualche uscita fuori porta nel weekend.

Per il momento dobbiamo limitare gli spostamenti all’interno della propria regione, ma chi ha la fortuna di abitare in Veneto e Friuli avrà l’imbarazzo della scelta tra mare, montagna, collina e pianura.

Negli scorsi articoli abbiamo parlato di come affrontare i problemi legati alla quarantena (l’ansia da separazione) oggi invece vorremmo iniziare a dare un esempio di gita da poter fare (sempre in sicurezza) per passare una giornata spensierata con la famiglia e con il proprio amico a quattro zampe.

Gita in montagna: istruzioni per l’uso

Traversata del Cadore a 6 zampe

Traversata del Cadore a 6 zampe

Andare in montagna con il cane, vuol dire prima di tutto conoscere le capacità del proprio amico. Come per noi umani, anche i pelosi non sono tutti uguali e spesso, a parità di razza non sono in grado di affrontare gli stessi percorsi e le stesse difficoltà.

Non tutti hanno le abilità, e le competenze per affrontare un determinato percorso. È qui che entriamo in gioco noi: come per i nostri figli, dobbiamo assumerci la loro responsabilità.

Ci sono molte cautele che dovremmo adottare per permettere di vivere una bella esperienza insieme, che risulti appagante per entrambi.

Prima di affrontare una gita, dovunque essa sia, occorre educare il proprio cane al richiamo, lasciargli la giusta libertà di movimento, saper quindi gestire il guinzaglio, concedergli fiducia, ma anche insegnargli a stare al passo all’occorrenza.

Quando si passeggia in montagna, bisogna considerare che si possono incontrare altre famiglie con cani, spesso lungo sentieri non troppo ampi. I profumi e gli stimoli saranno molti e dovremmo essere in grado di contenere, nel caso, l’istinto del nostro cane di inseguire gli animali selvatici che potrebbero incrociare il nostro cammino.

Cosa mettere nello zaino

Quando si parte per una gita in montagna è fondamentale avere un’abbondante scorta d’acqua. Non dobbiamo basarci solo sui nostri ricordi, se il posto lo abbiamo già visitato, perché le cose possono cambiano con il tempo. Potremmo non trovare sufficiente acqua nel torrente in cui pensavamo di andare o la cascata dove volevamo sostare potrebbe non esserci più.

Ricordiamoci quindi anche della ciotola.

Mettiamo nello zaino qualche bocconcino o biscotto utile sia per premiare il comportamento del nostro amico, sia da somministrare durante la sosta che noi umani avremo bisogno di fare. Sarà un bel momento conviviale.

Gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo, per questo motivo è bene avere con se un piccolo kit di pronto soccorso e un asciugamano, che potrà servire sia per creare ombra dove non c’è, sia da stendere a terra al bisogno.

Non dimentichiamoci di portare il libretto sanitario e la museruola. Se ci capiterà di dover entrare in un rifugio o in una struttura turistica è sempre meglio essere preparati e dimostrare di essere in regola con le vaccinazioni e agli occhi della legge.

Itinerario tra Calalzo e Domegge di Cadore

Come primo percorso ho deciso di proporvi la zona del Cadore e più precisamente la traversata da Rizziòs a Grea tra Calalzo e Domegge di Cadore, in provincia di Belluno.

Mappa della Traversata del Cadore

Mappa della Traversata del Cadore

È un percorso ad anello, dal lieve dislivello , della durata di circa un’ora e mezza che attraversa un piccolo centro abitato molto caratteristico e prosegue per una strada sterrata nel bosco che torna al punto di partenza.

Suggerimento: lungo il percorso non c’è acqua, ma in paese troverete una grande fontana.

Rizziòs

Veduta di Rizzios

Veduta di Rizzios

Da Calalzo di Cadore si raggiunge in auto l’antico centro abitato di Rizziòs, un borgo di vecchie case di sassi e legna dal tipico stile cadorino, in cui abitano una trentina di persone più qualche foresto in cerca di tranquillità.

Si ipotizza che il nome del borgo derivi dal latino Riviciolus (piccolo rivo) dallo stesso ruscello, affluente del torrente Molinà, che divide la cascata di case e fienili in Vilagranda e Villapiccola.

Rizziòs è famosa anche per aver ospitato la prima occhialeria di Calalzo. Sulla casa a tre piani del fondatore (Angelo Frescura), ora disabitata, è appesa una targa commemorativa.

Poco più in basso si può ammirare la chiesetta di Sant’Anna, al cui interno sono conservate diverse tele preziose risalenti al Seicento, che ritraggono personaggi famosi della storia locale.

Grea

Vista dal sentiero di Grea

Vista dal sentiero di Grea

Il sentiero prosegue fino ad un bivio: se si scende si arriva al Ponte della Molinà, e poi giù fino al Lago di Centro Cadore, ma noi svoltiamo a sinistra per raggiungere il minuscolo paese di Grea, frazione di Domegge di Cadore.

Il paese nasce in cima ad un colle su cui svetta la chiesetta gotica di San Leonardo, custode di un dipinto del 1400. Il silenzio e la tranquillità la fanno da padrona e la posizione permette di godere di un panorama davvero suggestivo.

Panorama dalla chiesa di San Leonardo a Grea

Panorama dalla chiesa di San Leonardo a Grea

Seguendo per un tratto le indicazioni per il Rifugio Baion, imbocchiamo una piccola strada tra le case e ci addentriamo nel magnifico bosco di larici e faggi secolari, alti oltre 30 metri.

Ai nostri amici a quattro zampe piacerà sicuramente molto fiutare questi sentieri pieni di profumi e sapori insoliti.

Riprendendo la macchina potrete proseguire verso Pieve di Cadore, paese famoso per aver dato i natali al celebre pittore Tiziano Vecellio… ma di questo parleremo un’altra volta!

Ciao for now!

Articolo scritto da Giulia autrice del blog “I Viaggi di Giugliver“.

 

 

 

Ansia da separazione post quarantena

Ansia da separazione: come prevenirla dopo la quarantena!

Questo periodo che ci vede limitare la nostra libertà personale è fonte di stress per noi, ma anche per i nostri amici a 4 zampe.

I cani sono animali abitudinari e il cambio repentino della loro routine può creare delle problematiche relazionali. In queste settimane molti di noi sono stati costretti a rimanere forzatamente a casa e i nostri equilibri e i loro, si sono adattati a questa nuova realtà.

La nostra presenza per fido é diventata una costante ma quando le maglie delle restrizioni cominceranno ad allentasi, la nostra assenza da casa potrebbe diventare un bel problema.

Andrea Conventi, Presidente ed educatore della nostra associazione risponde ad un po’ di domande e che ci sono pervenute in queste settimane.

Come vivrà fido il nostro rientro al lavoro per la fine della quarantena?

“Queste settimane di costrizione casalinga ci hanno sicuramente “scombussolato”, e questo è vero anche per i nostri amici a quattro zampe. La routine è cambiata modificandone abitudini e attività. Basti pensare che fino a un paio di mesi fa ognuno di noi si recava al lavoro, aveva una vita sociale… e il nostro amico era abituato a stare da solo per diverse ore al giorno.

All’improvviso il suo compagno umano comincia ad essere incredibilmente presente 24 ore su 24. Per fido è come una lunga vacanza con la quale godere appieno della compagnia del proprio umano.

Ora che stiamo per riottenere parte della nostra normalità torneremo a trascorrere più tempo fuori casa senza i nostri amici a 4 zampe e uno dei pensieri più ricorrenti delle persone che in questo momento vivono questo intenso legame con il proprio cane è la preoccupazione di ritrovarsi cani incapaci di stare da soli”.

Il mio cane sarà in grado di rimanere di nuovo da solo?

Ansia da separazione nel cane: come prevenirla dopo la quarantena

Ansia da separazione: come prevenirla dopo la quarantena

“Tutto dipende da noi e da come gestiremo questo momento di transizione. 

Sicuramente questa nuova situazione potrebbe essere fonte di malessere per il nostro cane e potremmo trovarci davanti un cane che comincia a manifestare segni di stress o cominciare a soffrire di ansia da separazione.

Visto che abbiamo ancora qualche settimana per trascorrere del tempo con fido, il nostro punto di forza sarà quello riabituare il cane alla separazione nel modo più graduale possibile.

E’ giusto sapere che cani che hanno già sofferto di queste insicurezze o paure sono cani più sensibili ad una ricaduta.

Appena usciamo di casa il cane potrebbe cominciare ad abbaiare insistentemente, ad ululare. Non sarà un abbaio che si fermerà dopo pochi minuti ma potrebbe andare avanti per ore. Oppure potrebbe cominciare a sporcare in casa. 

Potrebbe anche cominciare ad assumere comportamenti stereotipati, ripetitivi o innaturali come girare su sé stesso, mordersi la coda, grattare le porte, fare danni in casa…

Ecco perché, come fanno gli sportivi, dobbiamo giocare d’anticipo e occupare queste settimane per creare una nuova normalità per il nostro cane.

Sostanzialmente deve imparare di nuovo a stare da solo”.

Come posso prevenire la sindrome da abbandono?

“Fate prendere al cane buone abitudini, perché il cane non deve vivere la nostra assenza come un abbandono. 

Il cane è un animale abitudinario, ama la sua routine. Da questa trae sicurezza e stabilità, si sente rassicurato. Quindi se sappiamo di dover tornare al lavoro e doverlo lasciare a casa per qualche ora da solo, cominciamo con il riabituarlo a quella quotidianità di qualche mese fa.

Ristabiliamo la giornata come se dovessimo recarci al lavoro, il ritmo delle passeggiate. Ripristiniamo gli orari delle passeggiate come se dovessimo andare al lavoro e rispettiamo l’orario dei pasti come in una giornata lavorativa.

Riabituiamolo alla solitudine domestica a volte uscendo senza di loro, per una passeggiata, o per fare la spesa, oppure spostiamoci in un’altra stanza, ignoriamolo se ci osserva.

Al nostro rientro non assaliamolo di feste e coccole. Questa nostra eccitazione nel rivederlo comunica al cane ansia, infatti Fido penserà che se abbiamo tanta necessità di salutarlo, nella sua testolina passerà il messaggio che la solitudine è uno stato di ansia. Perciò, appena rincasiamo, togliamoci il giubbotto, appoggiamo la borsa, andiamo in bagno e laviamoci le mani o in cucina e beviamo un bicchiere d’acqua…poi ci giriamo verso fido, lo chiamiamo a noi e con voce calma lo salutiamo e lo coccoliamo. Ai suoi occhi il tempo passato da solo sarà visto come del tempo tranquillo, sereno, normale.

Un altro stratagemma per non farlo sentire solo (almeno nei primi giorni) potrebbe essere quello di lasciargli accesa la tv, oppure esistono i cosiddetti rumori bianchi o delle musiche con elementi naturali che tendono a rilassarlo durante la nostra assenza”.

Ansia da separazione: come prevenirla dopo la quarantena

Ansia da separazione: come prevenirla dopo la quarantena

Se io non ci sono, con chi giocherà?  

“Il gioco è un momento piacevole di condivisione con il nostro cane, che in questo periodo di quarantena, spesso senza neppure rendercene conto è stato davvero parecchio.

Se da una parte interagire con il cane ci rende felici e ci aiuta ad occupare parte del nostro tempo libero, non dobbiamo scordare che prima o poi tutto questo tempo non sarà più a nostra disposizione (almeno così speriamo!).  Sarà opportuno, pertanto, non esagerare,  ma aiutare fido a trovare degli spazi dedicati all’inattività, vissuti con serenità.

Tornare alla quotidianità che abbiamo lasciato, anche se avverrà gradualmente, vuol dire dedicare al nostro cane meno tempo ma che sia di qualità, cercando delle attività che siano appaganti e soddisfacenti per lui senza diventare eccessive e continuate.

Dovrà essere un tempo adeguato, ma che permetta al cane  di avere del tempo per sé, durante il quale poter rilassarsi, riposarsi e, perché no, trovare dei giochi da fare da solo”.

 

Per ulteriori approfondimenti vi consigliamo anche la lettura dell’articolo “Abituare il cane a vivere serenamente i momenti di solitudine” scritto dalla dott.ssa Elena Bellaio, Medico Veterinario Comportamentalista.

Riapertura delle attività dell’Associazione

Cari Soci, Tesserati e Istruttori,

come tutti sapete nella nostra Regione e non solo, permane uno stato di emergenza connesso alla diffusione del virus Covid-19.

Tuttavia il progressivo rallentamento dei contagi ha recentemente permesso l’emanazione di alcuni provvedimenti che consentono lo svolgimento di attività sportiva e motoria (Ordinanza n.46 della Regione Veneto del 4 Maggio 2020).

Alla luce di tale ordinanza e alle linee guida date da CSEN, il Consiglio Direttivo ha deliberato la

RIAPERTURA DELLE ATTIVITA‘ da LUNEDì 11 MAGGIO 2020

La riapertura è subordinata al RIGOROSO rispetto delle disposizioni di protocollo contenute nel comunicato ufficiale che vi riportiamo qui sotto e che vi preghiamo di leggere attentamente.

Comunicato ufficiale Friendlypets asd

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